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IL PROCESSO

Nel primo procedimento sono indagate 13 persone, tra queste ci sono manager Miteni ma anche figure apicali della Mitsubishi Corporation e della ICIG, società lussemburghese che controllava di diritto la Miteni di Trissino. I reati contestati ai 13 manager sono avvelenamento di acque e disastro innominato aggravato, per aver tra l’altro omesso di porre in essere attività che avrebbero consentito di mettere al sicuro l’azienda e il territorio circostante e per aver nascosto elementi che avrebbero potuto permettere interventi di contenimento. Secondo l’accusa gli imputati avrebbero inquinato sapendo di farlo, senza adottare contromisure né avvisare gli enti preposti, nonostante «l’alterazione anche visiva del sottosuolo» e il continuo «sforamento dei valori tollerati». I reati contestati si sarebbero protratti sino al 2013.
Il secondo procedimento riguarda 8 persone (sei delle quali già coinvolte nel procedimento PFAS 1) più la società fallita Miteni, considerata responsabile ai sensi della legge n. 231/01 in materia responsabilità da reato degli enti, per non essersi dotata di un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quelli realizzati nel suo interesse e vantaggio. In questo caso si parla, per quanto di interesse dei gestori del SII, di inquinamento ambientale ex art. 452-bis c.p., per aver immesso nella falda sottostante al sito aziendale sostanze nocive quali HFPO-Da (GenX) e cC604 che si sono propagate in un’area non inferiore a 26 km quadrati per il composto FRD e non inferiore a 75 km quadrati per il composto C604. I reati contestati vanno dal 2013 al 2018.
Acque del Chiampo, Viacqua, Acque Veronesi e Acquevenete si sono costituite parte civile nel procedimento PFAS 1.
Per quanto riguarda il procedimento PFAS 2, Acque Veronesi si è riservata l’eventuale costituzione di parte civile nella fase predibattimentale, le altre tre società idriche si sono invece già costituite.

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Al processo oltre 200 soggetti hanno chiesto la costituzione a parti civili, tra queste anche le società idriche Acquevenete, Acque del Chiampo, Viacqua e Acque Veronesi che, insieme al Ministero all’Ambiente e alla Regione hanno messo in campo i maggiori sforzi, anche economici, per contenere l’inquinamento.
Le società idriche sono intervenute per assicurare nell’acqua erogata il rispetto dei limiti imposti dalla Regione: nella “zona rossa”, quella più contaminata, c’è il limite “zero PFAS”, ossia le popolazioni che vi risiedono non devono essere ulteriormente contaminate con altri inquinanti, avendone già ingerite altissime quantità fin dagli anni ’80.
Le quattro società, Viacqua, Acquevenete, Acque del Chiampo e Acque Veronesi sono state ammesse a parti civili non solo contro i 13 imputati. Grazie all’intervento della Regione e del Ministero è stato chiesto al Gup che fossero chiamati quali responsabili civili le società Mitsubishi, International Chemical Investors, per le quali lavorano o hanno lavorato i 13 imputati, e il fallimento Miteni.
Si sono costituite parte civile anche la Regione e l’Arpav.

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ATTI PROCESSUALI

Gli atti processuali saranno pubblicabili dopo l'avvio del dibattimento